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I Cappadocii proteggono con attenzione il segreto della Disciplina di Mortis.
Il Clan ha la leggenda che le abilità inerenti alla Disciplina furono
tramandate ai Matusalemme da Cappadocius in persona. Mortis consente ai suoi
utilizzatori di svelare e servirsi della morte stessa. Essi possono sottrarre
le caratteristiche abbandonate da un essere vivente in un corpo morto, sono in
grado di rafforzare o di indebolire la natura cadaverica del corpo d’un
vampiro e di rianimare i morti. Coloro che utilizzano Mortis, siano essi
Cappadocii o meno, spesso sviluppano l’ossessione per la morte ed i cadaveri.
Questa innaturale occupazione perlopiù si volge in maniera particolare
all’analisi della natura del vampirismo e occasionalmente provoca una
melanconia che può essere curata solo con una lunga camminata al sole diurno.
Mortis è una forma di “stregoneria di sangue” interessata alle condizioni
dei cadaveri dopo la morte. Gli studiosi Cappadocii insegnano che l’anima
abbandona il corpo e va a ricevere la sua ricompensa quando la vita ha
termine, anche se qualcosa rimane. È questo qualcosa, sia l’elemento fisico
d’un cadavere che imputridisce sia l’eco spirituale lasciato al suo
interno che costituisce l’obiettivo di Mortis. Ci sono voci che gli anziani
del Clan abbiano a tale scopo abbracciato degli stregoni veneziani, abiliti
nei modi per controllare le anime divise dai corpi, un arte che essi chiamano
“negromanzia”. Alcuni Cappadocii tradizionalisti trovano l’idea di
trafficare con anime e fantasmi una cosa poco piacevole al meglio ed al peggio
eretica. Mortis si sviluppa in tre vie, se bene si sussurri dell’esistenza
di altre (le Lamie, la Linea di Sangue composta da sacerdotesse-guerriero, che
sono solite servire in alcuni templi cappadocii) si dice pratichino la propria
Via di Mortis, ad esempio. Un vampiro che apprende Mortis può scegliere una
delle tre Vie maggiori come primaria.
[il cadavere nel mostro] - [la decadenza del sepolcro] - [rianimazione cadaverica]
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